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CROMOTERAPIA
Storia Della Scienza Del Colore - Daltonismo - Luce Nel Corpo
E’ facile individuare e sfruttare
gli effetti immediati dei colori che ci circondano in casa e sul
lavoro, ma per conoscere meglio l’influenza dei vari colori e il
modo di usarli nella cromoterapia occorre prima considerare come
la luce trasmette i colori al corpo e come il corpo registra poi i
messaggi dei colori.
COME LA LUCE ENTRA NEL CORPO
Gli occhi sono evidentemente gli organi più sensibili alla luce
colorata e forniscono circa il 90 percento delle informazioni
sensoriali che arrivano al cervello, ma altre informazioni sulla
luce e sui colori entrano nel corpo anche attraverso la pelle. Gli
occhi raccolgono informazioni visive e le indirizzano al cervello
consentendoci di percepire con maggiore precisione a livello
conscio quello che anche il resto del corpo sperimenta, ma non può
esprimere a quel livello.
La fisiologia del meccanismo di rilevamento della luce e dei
colori attraverso gli occhi è ben nota. La luce attraversa una
lente nella parte anteriore dell’occhio e viene registrata sulla
retina che si trova nella parte posteriore. All’interno della
retina, delle cellule specializzate, dette coni, reagiscono a
tutto lo spettro dei colori. I coni sono più attivi di giorno,
mentre al tramonto diventano più importanti per la vista un’altra
serie di cellule fotosensibili, i cosiddetti bastoncelli. Queste
cellule, anche se reagiscono maggiormente alla luce blu – verde,
sono sensibili all’intensità della luce di qualsiasi colore. I
bastoncelli consentono, quindi, la visione notturna. I coni e i
bastoncelli convertono la luce che entra nell’occhio in impulsi
elettrici che il nervo ottico trasmette poi alla parte posteriore
del cervello dove vengono interpretati.
IL DALTONISMO
Alcune persone non distinguono certo colori. In genere, hanno
difficoltà a distinguere il rosso dal verde, ma in alcuni casi non
riescono a distinguere il blu dal giallo. Circa l’8 percento degli
uomini e l’1 percento delle donne sono daltonici nei confronti del
rosso e del verde. Tuttavia, l’assenza di sensibilità a livello
conscio a certi colori non ha alcun rapporto con gli effetti
fisiologici delle lunghezze d’onda corrispondenti. Di conseguenza,
anche se il rosso e il verde vengono percepiti indistintamente
come sfumature di marrone, ogni colore ha effetti specifici e
distinti sul corpo. Come nel caso dei non vedenti, l’effetto del
colore non dipende interamente dalla vista.
I colori e la luce vengono percepiti dal nostro corpo anche
attraverso la pelle e quando siamo completamente vestiti. In
effetti, gli abiti, tranne quelli più scuri e pesanti, lasciano
sempre passare un po’ di luce. Il tal modo, i colori che
predominano nell’ambiente circostante possono avere comunque
effetto sul nostro corpo.
LA STORIA DELLA SCIENZA DEI COLORI
Alcune
prime teorie sulla luce e sulla vista furono formulate da
Pitagora, da Platone e da Aristotele. Pitagora pensava che gli
oggetti emettessero delle particelle che li rendevano visibili.
Platone riteneva invece che l’occhio proiettasse la luce che
veniva poi riflessa dagli oggetti fornendo in tal modo
informazioni sulla forma, sul colore e sulle dimensioni.
Aristotele studiò la propagazione della luce e propose una teoria
secondo la quale la luce si diffonde a onde e non a particelle. La
teoria delle onde di Aristotele è quella più vicina al pensiero
moderno, anche se la controversia su onde e particelle continuò
per ben 2000 anni fino a quando, agli inizi del Novecento, i
fisici moderni, come Max Plance e Albert Einstein, gettarono le
fondamenta della teoria attualmente accettata, detta teoria
quantistica, che incorpora elementi sia della teoria delle
particelle che di quella delle onde. In pratica, sembra che
l’energia luminosa si propaghi a pacchetti, detti fotoni, e che
questo movimento possa assumere un andamento ondulatorio.
Newton scoprì che la luce del sole, anche se sempre bianca, in
realtà è costituita da una miscela di colori. Compì una serie di
esperimenti facendo passare un raggio di sole attraverso un prisma
di vetro in una stanza buia in modo che la luce bianca si
scomponesse nei sette colori costituenti, i colori dell’iride.
Prima di occuparsi di ottica, Newton era già noto come matematico
e filosofo, ma come molti studiosi del Seicento che fecero
scoperte scientifiche d’avanguardia, anch’egli aveva delle
tendenze mistiche. Secondo Newton, i colori dell’iride sono sette.
Goethe individuò solo sei colori dello spettro: tre primari
(rosso, giallo e blu) e tre secondari (arancione, verde e viola),
i colori che si ottengono mescolando i primari. Il ragionamento di
Goethe, era frutto in gran parte della sua esperienza come
pittore. In effetti, ai fini pratici della preparazione dei colori
sulla tavolozza bastano sei colori.
Il numero dei colori dello spettro rimane, quindi, discutibile. Il
fatto di distinguere sei, sette o anche più colori dipende dal
modo specifico in cui vengono prodotti, dal modo in cui si
presentano i colori sovrapposti e dal modo di interpretare quello
che si vede!
I cromoterapeuti utilizzano otto colori, compresi il Turchese e il
Magenta. Il Magenta si percepisce molto chiaramente guardando
attraverso un prisma disposto su un foglio di carta bianca
stampata con righe o barre nere. Il Magenta risulta da questo
accostamento di bianco e nero, che mescola la luce rossa con
quella viola.
Gloria |