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IL SABBA (Terza Parte)
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PARTE
La sua massima contentezza è causata dai bambini viventi, offerti
al suo culto infernale. Più pura e fresca è la creatura da far
imputridire, più intenso sarà il suo piacere.
In questi casi, il Maestro Leonardo accetta persino di mutare
l’ordine dell’abietto cerimoniale: “I vecchi abbracciano il
deretano del Diavolo – si diceva anticamente nelle campagne – ma è
Lui che bacia il culo ai bambini”.
I giovanissimi lo dilettano sopra ogni altra cosa.
In questi casi la sua lunga coda si srotola, si drizza, schiocca
nella notte, ed il sesso enorme di Maestro Leonardo domina
improvvisamente la folla soggiogata.
Sesso, mani piedi, bocca, ventre o posteriore: qualsiasi contatto
con il corpo del Diavolo provoca sempre una sensazione più vicina
alla ripulsa che al piacere (ma siccome nel mondo satanico tutto è
all’inverso, si tratta di una ripulsa squisita). La carne è nera,
dura e ghiacciata: fisiologicamente il Diavolo è solo un cadavere.
Ma non appena questo pensiero si affaccia alla vostra mente,
Maestro Leonardo gesticola, sogghigna. La sua corona solitamente
tenebrosa e opaca spande improvvisamente mille fuochi
crepuscolari.
Se il bambino presentato è stato rapito, non battezzato, da una
strega per offrirlo definitivamente allo Spirito Maligno, in vista
di diversi perversi usi, si svolge subito una cerimonia di
adozione. L’immenso onore di piacere al Diavolo, fino al punto di
essere ammesso tra i suoi seguaci per tutta l’eternità, non deve
passare inosservato. Assistito dai suoi luogotenenti, il Maestro
sceglie un padrino ed una madrina per il bambino dannato. A nome
del poveretto si rinuncia gioiosamente a Dio, alla Vergine, ai
Santi ed a tutti i sacramenti della Chiesa.
Qualche monaco sfrattato ha intanto portato un crocifisso, avvolto
in un panno nero e debitamente profanato, seguendo un rituale ben
preciso, affinché la presenza del santo oggetto al Sabba non possa
in nessun modo nuocere all’atmosfera malefica. Il padrino, la
madrina e le persone che sono più vicine secondo il rituale devono
sputare sul viso di Cristo. Poi si unge la testa del bambino con
un miscuglio di Santo Crisma, rubato da una chiesa, e di sperma
ottenuto sul campo da qualche volontario smanioso. Si borbotta
quindi qualche parola di latino maccheronico blasfemo, ed il gioco
è fatto. Con uno dei suoi corni, Leonardo imprime, per finire, sul
bambino il suo marchio indelebile ed infamante: una piccola lepre,
una zampa di rospo, un orrido gatto nero.
Per incominciare il suo noviziato, il bambino deve raggiungere
immediatamente altri piccoli apprendisti stregoni, condannati a
sorvegliare i rospi ai bordi di una palude fetida. Solamente una
successiva e definitiva iniziazione vera e propria, darà ad essi
il diritto di essere ammessi ai “festeggiamenti”.
Quelli le cui capacità demoniache saranno giudicate insufficienti,
saranno, secondo il tempo stabilito da un prossimo Sabba, fatti a
pezzi e cucinati in salsa (non senza aver prima subito altre
peripezie meno culinarie).
Per strafare, vengono battezzati anche alcuni rospi, vestiti di
velluto rosso, ricamato con nastrini e sonagli. Questi animali
andranno a premio, per i loro misfatti, alle streghe più
meritevoli, che li porteranno con fierezza sulle spalle, come
fregio.
Dopo lo scambio degli omaggi, e terminati i “battesimi”, si
procede al pubblico resoconto generale dei mali compiuti da
ciascuno dall’ultimo Sabba: aborti, sortilegi, malefici,
propagazione di dubbi e di eresie, incitazioni al peccato,
corruzione dei minori con stupri e seduzioni, immiserimento della
povera gente, smarrimento dei forestieri, demoralizzazione dei
sofferenti, oppressione dei deboli, avvelenamento di persone e di
bestiame con l’acqua delle sorgenti.
Le azioni peggior sono salutate da folli acclamazioni e, da parte
di Leonardo, con potenti aspersioni onorifiche di orina, ed altri
segni di stima poco appetitosi, che sembrano colmare di gioia i
loro criminali beneficiari.
Al contrario, coloro che non hanno alcun misfatto grave di cui
vantarsi, o che peggio si lasciano sfuggire nella loro
“confessione” il più piccolo buon sentimento, il più tenue
sospetto di carità cristiana, vengono ferocemente scherniti,
malmenati, presi in giro. Un’ipotetica vecchia strega, che non
abbia avuto sufficiente perversità immaginativa, per nuocere al
suo prossimo come si deve, viene messa a ballare come una
forsennata non senza averle prima legato dietro un gatto
selvatico.
Altre persone più o meno giovani sono gettate in pasto,
interamente nude, a degli atroci piccoli demoni senza braccia, che
si accaniscono su di esse con i denti e con i garretti. A meno che
Leonardo stesso, per tenersi in esercizio, non impartisca loro una
cocente correzione, frustandole sulle piante dei piedi con l’aiuto
di uno scudiscio. Nel settore delle umiliazioni, e nel tormento
altrui, non sono certamente le idee che mancano. Ma se si riesce a
provare che una delle persone presenti si è resa colpevole nella
settimana passata di una “grave” buona azione, non si finisce più
con le torture: si prepara uno spiedo sopra il fuoco più vicino e
lo si adatta per arrostire gli “sciagurati”!
Continua...
Gloria
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