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LA STORIA DEL VUDUISMO
 

Nel 1492, Cristoforo Colombo sbarca ad Haiti, dove vivono alcuni Indiani; lo seguirono i piantatori spagnoli mentre nel 1501, arrivano i primi schiavi negri africani. Una manodopera abbondante, solida e mansueta era l’unica cosa che mancava in questa terra promessa.
Nel giro di tre secoli, le due Americhe vedranno, così, sbarcare dodici milioni di negri, razziati da tutta la costa africana occidentale. Un vero ponte marittimo, faceva attraversare l’Atlantico a tutti quelli che erano in età di lavoro.
Durante queste crociere, in fondo alla stiva, molti negri morivano di fame. Quindi, per sicurezza, benché non si sapesse se possedessero un’anima si provvedeva a battezzarli in massa all’imbarco, “affinché, in cambio della schiavitù del corpo, fosse loro assicurata la salvezza dell’anima”.
Malati, estenuati, nudi, feriti, essi venivano buttati nei cantieri del nuovo mondo, con un solo bagaglio invisibile e inviolabile: la religione magica del paese perduto. La rassegnazione non era il loro forte. In Haiti stessa, tre tentativi di ribellione vengono soffocati da repressioni sanguinose. Ma la resistenza passiva non disarma per niente e, per risparmiare ai bambini una vita di schiavitù, le donne si fanno praticare sistematicamente l’aborto.
Gli schiavi Ibos si impiccano collettivamente, per “ritornare al paese degli avi”. Benché disseminati in spazi immensi, i negri tentarono di raggrupparsi egualmente per nazionalità. All’insaputa dei coloni bianchi essi si riunivano di notte per il culto degli dei antichi perché assicurassero ai loro fedeli un’esistenza umana degna di tal nome. La danza, e naturalmente i ritmi infaticabili del grande continente africano, ridanno un po’ di gusto al vivere. Si formano società segrete, clandestine e feroci più che mai. Cuba, la Giamaica, Porto Rico, il Venezuela, il Brasile e soprattutto Haiti, vedono nascere un nuovo occultismo, nel quale gli dei africani, si moltiplicano e si associano alle nuove divinità creole. Al dio dei cristiani, che viene chiamato Dio Buono, il popolo asservito non perdona di tollerare la schiavitù e la dominazione dei bianchi sui negri.
I Loas – geni, spiriti dei familiari – sono invece vicini agli oppressi. Essi parlano la lingua del loro paese e conoscono egualmente bene i sogni e i desideri, le difficoltà e la miseria dei loro fedeli.
C’è Damabala, il “papà” che porta fortuna; Legba, l’attento mediatore tra gli dei e gli uomini; Zaca, il “capo dell’agricoltura”, che zoppica come tutti gli schiavi dei campi affetti da lesioni plantari: Ogoun-Ferraille, genio battagliero sempre dalla parte del più chiassoso; e la sublime Erzulia, dea inesauribile di erotismo, che fa dimenticare tutto. Se è sincero e fervente, l’adepto accederà infine al “soggiorno mistico sottomarino” infatti solo il fondo del mare lega ancora Haiti all’Africa.

Il Custode Delle Sorgenti E Del Sole
In principio, Dio condivise il suo letto con la sua Donna: e questa fu la Creazione, cioè l’origine di tutte le cose. Anche il Vuduismo risale a quei tempo antichissimi. Misticismo africano tra i più antichi del mondo, culto di vita e di creazione, glorificazione del sole, delle acque e di tutte le potenze naturali, il Vuduismo non presenta un simbolismo molto diverso da quello di altre religioni popolari. Perciò è possibile prendere alla lettera i suoi simboli, come fanno, per esempio, i suoi seguaci haitiani. Così l’indice alzato del saluto vuduista ha un significato fallico; simbolizza cioè la virilità del Creatore; la particolare stretta di mano, che consiste nel circondare con le proprie dita il pollice dell’altra persona, evoca la vulva che contiene il pene: ciò in omaggio all’aspetto femminile della divinità.
Dov’è la verità? La mambo, la sacerdotessa vuduista, pone questa domanda durante una cerimonia rituale. Essa risponde sollevando i suoi begli ornamenti per offrire il suo sesso agli sguardi di tutti. Questa è davvero l’ultima ed infinita verità; oltre la matrice misteriosa della vita, gli interrogativi non hanno più senso. La cerimonia prosegue, poi, con una danza simile al volo nuziale dell’ape regina. La mambo si libera progressivamente, al ritmo dei sacri tamburi, dei suoi sei veli, prima di apparire completamente nuda e di lasciarsi cadere al suolo totalmente “posseduta”. Alcuni uomini presenti hanno il grande onore di procedere carponi verso di lei e di baciare, rispettosamente, l’organo genitale femminile; infatti così Dambalawèdo, il dio degli dei, permette loro di guardare la verità in faccia.
Loa supremo, Dambalawèdo è anche il grande spirito serpente che sibila e dardeggia la lingua quando abita un essere umano. Perché egli impersona anche Mosè, simbolizzato sempre dal serpente. Presso tutte le popolazioni negre, misteriose leggende fanno fede dei poteri soprannaturali di Mosè, dei quali la Bibbia, fa il minimo cenno.
Si sa solitamente che il bastone di Mosè donatogli da Dio si trasformava in serpente quando egli lo gettava per terra.
Al contrario, numerosi maghi africani ed asiatici sanno ipnotizzare i serpenti, irrigidirli e servirsene come dei bastoni magici.
Il segno del serpente, nonostante tutto, simbolizza principalmente la presenza di Dambala, questo è il diminutivo familiare con il quale viene chiamato il capofila dei “buoni” dei rada. E tuttavia il Vuduismo non è assolutamente il culto del serpente. Su tutti gli altari eretti alla gloria del genio dei geni domina un serpente di bronzo, ma il rettile è solo onorato a titolo di cameriere ( domestico, servitore) del grande Dambala. Dambalawèdo è il padre di qualsiasi altro Loa, e quando si chiedono ad un altro Dio favori materiali (ricchezza, guarigione, successo, ecc.) questi deve recarsi personalmente a chiedere l’autorizzazione ed il potere a Papà Dambala, la grande fonte.
Tutto il culto della natura è organizzato attorno a lui. Gli vengono offerti dei fiori e profumi preziosi. Il suo “cibo” deve essere deposto ai piedi del suo altare su piatti bianchi. Niente è troppo buono per lui: dolci lussuosi e raffinati, meloni di Spagna, ananas, uva, mele e banane. Come bevanda egli ha a disposizione tutti i tipi di vino, alcolici e liquori, contenuti tutti in preziosissimi recipienti. Egli gradisce molto anche l’olio d’oliva. Il luogo del culto è solitamente parato con il suo ritratto o, in mancanza, con un’immagine rappresentante San Patrizio, accompagnato dal serpente.
Dambala porta fortuna a chiunque gli fa regolarmente offerte con il cuore sincero. Si dice che i suoi autentici adoratori possono anche sperare di poter diventare un giorno Primo Ministro o Presidente!
Il suo culto viene praticato ogni mercoledì sera e consiste nel sacrificio di una gallina e di un gallo bianco, in virtù della concezione bisessuale del Creatore che il Vuduismo ha.
Il suo colore è il bianco. La sua donna si chiama Aida Wèdo. Dei serpenti che salgono su un bastone oppure su un crocifisso compongono il suo emblema.
Nel corso del Servizio rituale egli si presenta in quarta posizione dopo Papà Legba (interprete e portinaio), Loco Attison (spirito del lavoro e della conoscenza) e Malassa, protettore focolare. Ma nessuno di essi ha l’importanza di Dambalawèbo. Quell’ordine di precedenza è stato instaurato per preparare più degnamente la venuta del “custode delle sorgenti e del Sole”, e soddisfare ogni suo minimo desiderio il più rapidamente possibile.


Gloria

 

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