|
LOCHNESS:
SECONDA PARTE - IL SONAR
La 'cosa' fotografata dal professor Robert Rines nel Loch Ness era davvero mistriosa: alcuni vi videro riprodotta addirittura la testa di
'Nessie'.
Rines stesso, in base ai negativi in suo possesso, ricostruì la sagoma della presunta creatura acquatica, simile, più o meno, alla descrizione che ne avevano fatto i numerosissimi testimoni.
Lo studioso, tuttavia, non si dichiarò mai certo di aver effettivamente ripreso il misterioso essere. In seguito annunciò,
altresì, che i negativi delineavano una vecchia locomotiva finita chissà come nel lago, assieme a carcasse di battelli affondati.
In conclusione, i documenti fotografici fino ad ora ottenuti, anche se hanno fatto discutere, non sono stati di grande aiuto a sciogliere l'enigma del Loch Ness.
Assai più interessanti sono le prove dell'esistenza di una 'cosa' sconosciuta e viva fornite da rilevamenti compiuti con il sonar: messo a punto durante la seconda guerra mondiale per localizzare i mezzi subacquei nemici, il sonar è, per così dire, una specie di radar acquatico. Invece di emettere onde elettromagnetiche, emette ultrasuoni, rispediti sotto forma di eco da tutti gli oggetti aventi una densità diversa da quella dell'acqua circostante.
Più forte è la differenza di densità, maggiore è l'eco. Il sonar presenta un vantaggio: oltre a registrare l'eco degli oggetti solidi che si trovano sott'acqua, capta pure quella dei volumi d'aria. Questa caratteristica permette di rilevare con lo strumento anche banchi di pesci: in effetti, se i tessuti viventi hanno una densità press'a poco identica a quella dell'acqua e sono quindi difficili da evidenziare, gli organismi della maggior parte dei vertebrati acquatici contengono sacche d'aria (vesciche natatorie per i pesci , polmoni per i mammiferi o rettili) che sono facilmente rilevabili.
Gli apparecchi sonar impiegati nelle acque del Loch Ness, di tipo relativamente semplice, erano agganciati sulla fiancata di un'imbarcazione per rilevamenti in acque poco profonde, oppure su un 'pesce' (una specie di rimorchio) in cado di operazioni a profondità maggiori.
Neppure questi strumenti però sono in grado di fornire vere e proprie prove dell'esistenza di un eventuale 'mostro': possono infatti registrare echi prodotti da grossi pesci, da tronchi d'albero, da bolle di gas emesse da detriti in decomposizione o anche da masse d'acqua la cui temperatura (e dunque densità) è diversa da quella dell'ambiente circostante. Le interferenze sono quindi numerose.
Tutt'al più, un sonar riesce a seguire gli eventuali movimenti di un oggetto che rinvia un'eco e dunque a precisare se si tratta di qualcosa di viente o meno e poi, in un secondo tempo, a identificare eventualmente l'oggetto.
Nel 1964, un'équipe di esperti di Oxford e Cambridge ottiene un'eco partcolare, molto più forte di quella prodotta generalmente da banchi di pesci. Tre imbarcazioni si mettono immediatamente alla caccia, percorrendo in lungo e in largo tutto il Loch Ness e tentano di individuare ciò che può aver rinviato un'eco di quel genere: hanno numerosi 'contatti', ma non riescono ad identificarne la fonte.
Nel 1968, un gruppo di ricercatori dell'università di Birmingham diretti dal professor D. G. Tucker, giunse sulle rive del Loch Ness con un sonar digitale automatico. Il 28 agosto, viene rilevato sul fondo del lago 'qualcosa' che si muove alla velocità di 12 Km/h; un po' più tardi, un'altra eco registra una velocità di 25 Km/h. Chiaramente, non si può trattare nè di un banco di pesci nè di un grosso pesce isolato.
Lo stesso anno, il Pisces, un piccolo sottomarino del gruppo di ricerca Oeanic Vickers, esegue tentativi di immersione nel lago. A 170 metri di profondità, registra un'eco: l'oggetto è a meno di 200 metri dal sommergibile, ma quando il Pisces si avvicina di un centinaio di metri la fonte dell'eco scompare.
Nel 1968, il Viperfish, un sottomarino privato dell'americano Dan Taylor, si lancia nell'avventura del lago. Il suo proprietario, dopo numerose ricerche con il sonar, ha previsto non solo di trovare il 'mostro', ma anche di riuscire a compiere, mediante piccole frecce, prelievi cutanei: il suo sogno è di permettere una prima collocazione dell'animale in un quadro zoologico preciso. Nelle acque torbide del lago, il mezzo non risulterà di grande utilità...
Vicino al Loch Ness, il Loch Morar ha anch'esso il suo 'mostro' personale: fortunatamente le acque sono più limpide. Nel 1974 alcuni ricercatori si installano quindi in prossimità del Loch Morar, con una cabina sottomarina di osservazione diretta, in cui prende posto un'èquipe collegata con un sistema di telecamere comandato dalla superficie.
Nulla di ciò che avviene sul fondo dovrebbe sfuggire agli apparecchi, che permettono di identificare con molta precisione tutto ciò che si muove sott'acqua: un filmato è sempre più preciso di una fotografia. Ma neanche in questo caso si hanno risultati positivi.
Non hanno avuto parimenti successo le numerose ricerche effettuate con sonar nel Loch Ness: da queste è possibile ricavare che nel lago dovrebbe esserci 'qualcosa' di dimensioni abbastanza grandi, probabilmente qualcosa di animato che presenta, soprattutto in immersione, movimenti diversi da quelli dei pesci. Resta però difficile stabilire che cosa sia.
Attualmente si tende a utillizzare il sonar abbinato ad apparecchiature fotografiche, da collocare in diversi punti del lago dove sono stati osservati, in passato, fenomeni 'strani'.
E' stato fatto pure uno studio sui resti organici dei fondali sia del Loch Ness sia del Loch Morar e sono stati effettuati
tentativi di dragaggio: se il Loch Ness ospita 'mostri' da migliaia di anni, si dovrà pur trovare qualche carcassa. Ma anche in questo caso, la vastità e la profondità delle acque del lago, hanno comportato non pochi problemi e di conseguenza scarsità di risultati e chiusura dei lavori.
Quale creatura si nasconde dunque nel lago di Loch Ness? La risposta potrà venir data solo in seguito a ricerche rigorose e facendo appello alla zoologia, alla paleontologia, alla geologia e a quella punta di buon senso e di intuizione che fa progredire la scienza.
Prima di voler conoscere la natura del misterioso animale, è necessario rispondere a una semplice domanda: come hanno fatto creature di questo tipo a introdursi e a stabilirsi nel Loch Ness?
Il lago, situato 16 metri sopra il livello del mare è legato a questo dal fiume Ness e dal canale di Caledonia. Diecimila anni fa, quando i ghiacciai ricoprivano la Scozia, la faglia del Loch Ness doveva avere una via assai più ampia di comunicazione con il mare. Quando il suolo si sollevò, le acque del lago rimasero isolate all'interno: gli animali che vi vivono sono quindi là da meno di diecimila anni, il che, in termini di evoluzione, non è che un battito di ciglia.
Da dove vengono? Da altri laghi di acqua dolce? Nelle vicinanze non ce n'erano. Dal mare? E' più probabile. In che modo? Attraverso il fiume Ness, come i salmoni che ne risalgono regolarmente il corso per deporre le uova. Come le anguille che passano la maggior parte della loro vita in acqua dolce, per poi andarsene nel Mar dei Sargassi. Per gli animali acquatici, un fiume è una via di comunicazione.
Abbiamo già visto che il Loch Ness è caratterizzato da una notevole stabilità termica e da una temperatura molto bassa; nella stagione estiva però, le acque della superficie possono salire fino a 12 gradi: questa massa più calda rimane sempre separata dal resto delle acque mediante il termoclino.
In tali acque, le fonti di nutrimento dovrebbero abbondare, vi si dovrebbero trovare vegetali, detriti organici, plancton e molti pesci. Ma non è così. L'ombra proiettata dalle colline circostanti su acque già torbide per natura, le coste a scarpata e la brevità dell'estate impediscono alle piante acquatiche di scendere oltre i tre metri sotto la superficie del lago.
Se Nessie' è erbivoro, dovrebbe quindi riuscire a trovare nutrimento in quantità sufficiente solo in prossimità delle rive del lago, ma qui le apparizioni si sono verificate raramente.
Inoltre, tutti gli erbivori necessitano, per nutrirsi, di una quantità piuttosto notevole di vegetali: la rarità delle piante acquatiche sulle rive del Loch Ness farebbe quindi supporre che 'Nessie' non sia un animale del genere.
E allora? Le presunte creature che abitano nel Loch Ness si nutrono forse di plancton, come le balene azzurre e gli squali giganti?
Continua...
LOCHNESS 1a Parte -
LOCHNESS 2a Parte -
LOCHNESS 3a Parte
B4dr0s3
|