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LA TECNOLOGIA
DEGLI UFO
Una delle più affascinanti ipotesi formulate per spiegare la natura dei misteriosi U.F.O. è che si tratti di veicoli spaziali provenienti da altri mondi: se così fosse, tali veicoli dovrebbero essere in grado di coprire enormi distanze.
Infatti, ammettendo che nell'universo conosciuto vi siano altre forme di vita intelligente, queste non si possono collocare di certo all'interno del nostro sistema solare. Ipotesi di alcuni scienziati è che nella Via Lattea vi possano essere da 50.000 a un milione di civiltà evolute e, perchè no, la loro evoluzione potrebbe essere di gran lunga superiore alla nostra; queste civiltà potrebbero, secondo il calcolo delle probabilità, essere separate l'una dall'altra da distanze variabili dai 100 ai 1000 anni luce.
Pur supponendo che la vita media di queste civiltà superi di gran lunga la nostra, è comunque ipotetizzabile che gli U.F.O. devono essere in possesso di una tecnologia estremamente avanzata, tecnologia che consenta loro di spostarsi attraverso lo spazio in tempi relativamente brevi, tutto questo, ovviamente, ammettendo che la legge della relatività possa applicarsi agli 'oggetti volanti non identificati'.
Ricordiamoci che la descrizione degli avvistamenti sono estremamente coerenti: quasi sempre gli U.F.O. vengono descritti come veicoli che passano a bassa quota, sollevandosi poi ad incredibile velocità, eseguendo manovre impossibili per qualsiasi mezzo aereo terrestre. Queste descrizioni dunque, ci suggeriscono un sistema di propulsione estremamente potente, capace di accelerazioni straordinarie e altrettanto spettacolari, poichè alcuni oggetti volanti risultano scomparire improvvisamente.
Nessun propulsore o propellente da noi conosciuto, sarebbero in grado di riprodurre tali effetti. Per ottenerne effetti simili, i propellenti da noi conosciuti occuperebbero un volume tale da rendere impensabile i voli interplanetari e comunque, con l'attuale
conoscenza tecnica e supponendo che in futuro potessimo raggiungere velocità estreme, la maggior parte dei pianeti situati fuori dal nostro sistema solare rimarrebbero fuori dalla nostra portata, in quanto la vita terrestre sarebbe comunque troppo breve per permetterci mete al di là di Plutone. Lasciando un attimo da parte il fattore tempo, il carburante necessario di un'ipotetica astronave dovrebbe essere sia molto compatto, sia in grado di fornire forti accelerazioni malgrado la massa ridotta. Pensiamo dunque al combustibile nucleare.
Sin dopo il primo volo spaziale realizzato nel 1961 da Gagarin, Freeman Dyson iniziò lo studio di un motore spaziale basato sulla propulsione nucleare: quello che fu denominato 'Progetto Orione', fu il primo serio tentativo di creare un prototipo di razzo lontano dai modelli a stadi multipli studiati dalla NASA. L'idea di base fu quella di costruire un veicolo spaziale delle dimensioni di una piccola città, che trasportasse una colonia di uomini ai confini della nostra galassia: un'idea folle, per ora, alla quale tuttavia sono stati dedicati numerosi studi e ricerche. Come propulsore per questa colonia spaziale, Dyson pensava di far esplodere una serie di bombe all'idrogeno, che permettesse alla nave di allontanarsi dalla Terra. Ma le reazioni dell'opinione pubblica, preoccupata dalle conseguenze che tali esplosioni avrebbero potuto produrre, fece si che il progetto venisse abbandonato. Questa idea comunque rimane a tutt'oggi molto valida, in quanto in grado di ovviare al fattore tempo, facendo terminare il viaggio dalla generazione seguente a chi il viaggio lo ha cominciato.
Ma tutto questo non lo si può applicare agli U.F.O., oggetti che, probabilmente, sono in grado di ricoprire distanze astronomiche in tempo relativamente breve.
Uno dei fenomeni più affascinante e al tempo stesso più difficile da spiegare, è la quasi immediata sparizione degli U.F.O..
Alcune ipotesi affermano che questi oggetti sarebbero dotati di dispositivi antiottici, ma dato che questi generalmente scompaiono nello stesso istante anche dai radar che, in teoria dovrebbero rivelarne ancora la presenza, dovrebbero disporre pure di dispositivi antiradar. Anche tenendo conto del fatto che i radar non registrano in modo soddisfacente oggetti che viaggiano a velocità superiori ai 2000 km orari, per la durata dell'accelerazione da zero (quando l'U.F.O. appare fermo) a 2000 km/h (quando ammettiamo che scompaia dallo schermo radar) dovrebbe intercorrere un intervallo, in cui l'oggetto viene registrato, più a lungo di quanto in realtà avvenga; bisognerebbe ammettere che un U.F.O. può accelerare da 0 a 2000 km/h
pressochè istantaneamente: una possibilità che pare inammissibile, addirittura meno accettabile del 'cambiamento di dimensione'.
E' infatti opinione di molti che questi oggetti riescano a passare, con un sistema a noi sconosciuto, ma matematicamente non assurdo, da una dimensiona ad un'altra, o meglio da uno spazio tempo a quattro dimensioni, come quello che tutti noi percepiamo, a un altro a cinque o più dimensioni, scomparendo letteralmente dal nostro universo nell'istante stesso del 'passaggio' e sottraendosi pertanto sia alla percezione ottica sia a quella di qualsiasi altro strumento.
Ma queste teorie, seppur più plausibili di altre, rimangono per il momento al di là delle nostre possibilità, ed è per questo che i ricercatori interessati si sono sbizzarriti in teorie di propulsione di ogni tipo, dall'antigravità alle distorsioni temporali (che potrebbero avere qualche nesso logico), alla 'navigazione solare', idea un po pazza, ma che tuttavia trova seguito presso alcuni studiosi, tanto che, sono in corso a tal proposito, alcuni esperimenti. Il principio è semplice: utilizzare la pressione esercitata dalla luce solare per lanciare il veicolo nello spazio e farlo muovere. Per lasciare la Terra un'astronave di questo tipo potrebbe servirsi della propulsione classica dei razzi a stadi; superato l'involucro atmosferico, potrebbe utilizzare, per mezzo di grosse pale di raffreddamento, l'energia delle stelle o del Sole.... Ma non si è mai visto un U.F.O. dotato di pale.
Esaminando tutte queste possibilità, si ha quasi la sensazione di un vano arrampicarsi sugli specchi, facendo scaturire in noi il dubbio che la soluzione sia molto più semplice di quanto l'umanità va
argomentando, come semplice ad esempio, è l'utilizzo dell'energia elettrica in quanto siamo a conoscenza della sua natura e delle sue leggi. Come un primitivo, o ancor meglio un uomo dell'800 avrebbe potuto spiegare quello che per noi è un semplice televisore? Poichè è propria della natura umana la sete di conoscenza, ogni tentativo compiuto ad approfondire un problema è di per sè degno di nota. In questa ottica si colloca il curioso brevetto di U.F.O. della British Rail.
La forma è quella classica, a disco, con oblò tutto intorno allo scafo, ma la propulsione è fornita da una reazione termonucleare controllata. Si tratta in pratica di una bomba atomica 'lenta' che produce continuamente un certo quantitativo di energia invece di fornirla tutta insieme in un'unica esplosione. Nel motore studiato dalla British Rail, le radiazioni emesse dalla bomba sono utilizzate come spinta verso l'esterno, nella stessa maniera dei gas caldissimi sprigionati dalla combustione in un motore a combustibile ordinario. Ovviamente uno schermo dovrebbe proteggere gli occupanti della nave spaziale dalle radiazioni prodotte da circa un migliaio di mini esplosioni al secondo...
Per ora, in realtà, non ci resta che immaginare e attendere che uno di questi U.F.O. ci sveli il segreto della sua energia e della sua propulsione, oppure che qualche geniale scienziato un giorno scopra, per così dire, 'il trucco', come Newton scoprì la gravitazione ed Einstein la curvatura dello spazio. Forse l'energia giusta da usare nei viaggi spaziali potrebbe essere quella fotonica, come ipotizzato dal fisico tedesco Eugen Sanger. L'uso della luce come forza motrice sarebbe già realizzabile, se soltanto riuscissimo a trovare uno schermo capace di resistere all'inimmaginabile calore che si svilupperebbe.
Trattando questi argomenti, ci troviamo immersi in un campo sconosciuto, così che non pare ragionevole far pendere troppo l'ago della bilancia verso una teoria piuttosto che verso un'altra: potrebbe anche darsi che un'idea per noi del tutto stravagante fosse la più vicina al vero. Ciò che non si vorrebbe è l'assunzione dell'atteggiamento di totale diniego tanto radicato in una parte degli scienziati, i quali, con la loro intolleranza, finiscono per cadere nel paradosso di affermare che ciò che non si conosce non esiste...
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