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RACCONTO: LA SPOSA IN NERO 


"Io non riesco a vivere senza di te", mormorò Daniele. "Dimmi che la tua voce non è un sogno, che non sto impazzendo, dimmi che non sei morta". "No, non ci separeremo mai, sono solamente addormentata", replicò Anna. 


La sposa indossava un magnifico abito di pizzo bianco e un lunghissimo velo che era appartenuto alla bisnonna materna...

"Sembri la sua fotocopia", si commosse la mamma indicando il grande ritratto alle sue spalle. "Identico il profilo, il portamento". La sposa sorrise compiaciuta. Non poteva che essere fiera di assomigliare alla sua antenata. Nonna Anna si chiamava come lei ed era una donna molto attraente, vissuta alla fine dell'Ottocento. In famiglia però, ne parlavano ancora per via del carattere forte e orgoglioso. 
"Non è stata fortunata poveretta", ricordò la mamma con gli occhi lucidi. "Il giorno delle nozze, il futuro marito non si presentò in chiesa, nè diede più notizie di sè. Col coraggio e la dignità che la contraddistinguevano però, la nonna decise ugualmente di far nascere la creatura che portava in grembo e giurò di non legarsi più a nessuno. Mantenne la promessa e da lì a sette mesi nacque una splendida bambina: mia madre! Quanto vorrei che ti vedesse in questo momento...".
"Non piangere mamma", la interruppe Anna. 
"Io sarò più fortunata della nonna, Daniele mi ama!"
Si dette un'ultima occhiata allo specchio, si aggiustò il prezioso velo e cominciò a scendere le scale...
Si trovò nell'immenso salone, pieno di fiori e di gente. 
"Grazie di essere venuti", sorrise Anna. "Oggi è il più bel giorno della mia vita!".
"Sei bellissima" esclamarono in coro parenti ed amici. 
Cercò di distrarsi pensando a Daniele e a quanto si volevano bene, a come sarebbe stata piacevole la loro vita. Forse, come tutti, avrebbero avuto problemi, ma insieme li avrebbero affrontati e risolti. Nessuna ombra poteva insinuarsi nella felicità che li attendeva.

L'auto si arrestò silenziosa davanti alla chiesa e lei scese, avanzò verso il sagrato mentre qualcuno applaudiva. Cercò con lo sguardo Daniele e gli sorrise. Lui le mandò un bacio con la punta delle dita e la precedette all'altare. Anna avanzò a sua volta verso l'ingresso, bersagliata dai flash dei fotografi. Ma perchè si sentiva improvvisamente così debole? Perchè le gambe facevano fatica a reggerla? 
"Tutto bene?", sussurrò suo padre porgendole il braccio. 
Anna annuì, percorrendo la navata centrale tappezzata di rosso e sorridendo agli invitati. Le gambe però diventavano sempre più pesanti e il cuore pulsava forte, rendendole il respiro affannoso. Non doveva lasciarsi travolgere dall'emozione, c'era Daniele a pochi passi, accanto a lui si sarebbe sentita sicura. Invece, d'un tratto, l'immagine dell'uomo che amava sembrava sbiadire... Tutto attorno si faceva opaco e confuso.

L'ultima cosa che vide prima di afflosciarsi a terra fu lo sguardo stupito di Daniele, l'incredibile pallore del suo volto. Avvertì una specie di lacerazione e di colpo fu come se l'avessero catapultata in alto. Da lì, poteva vedere la folla attorno alla bianca figura riversa sul tappeto rosso. Qualcuno la fissava sgomento, qualcun altro si faceva largo fra gli invitati cercando di rianimarla, un altro ancora chiamava l'ambulanza col cellulare. 
Tutti sembravano sbalorditi e risoluti a rendersi utili, ma ognuno sembrava muoversi come al rallentatore. Adesso Anna poteva vedere la lettiga davanti al sagrato su cui la sposa veniva adagiata e Daniele che prendeva posto accanto a lei, le teneva la mano e quel contatto lei lo avvertiva come un tepore sempre più debole. 

"Più svelti!", sollecitava Anna. "Io devo sposarmi". 
Ma nessuno poteva sentirla e ogni scena si svolgeva ai suoi occhi con una lentezza esasperante.
Adesso l'ambulanza era arrivata all'ospedale, molti medici si portarono attorno alla sposa, ma infine uno di essi scosse il capo. Anna lo vide uscire dalla stanzetta bianca, parlare con Daniele e i genitori. 
Li vide guardarsi sbalorditi e poi abbracciarsi, piangere disperati. Quanto avrebbe voluto andare accanto a loro e consolarli. Invece non poteva fare nulla, una forza misteriosa glielo impediva e le permetteva solo di assistere alla straziante scena. 
Il tempo ad Anna apparve come altalenante, c'era confusione in quello che vedeva, sentiva, tutto si faceva confuso. E poi improvvisamente era lì, mentre veniva adagiata all'interno della sua bara col magnifico abito di pizzo e il prezioso velo bianco. 
Vide Daniele deporre una rosa rossa sul coperchio prima che la bara fosse tumulata. Anna lo seguì fino a casa, sentì i suoi singhiozzi e rimase tutta la notte a guardarlo mentre si disperava. Quanto avrebbe voluto scendere vicino a lui, accarezzarlo, ma proprio non poteva fare nulla...
Nemmeno nei giorni seguenti lo abbandonò un solo istante. Non poteva staccarsi da lui, Daniele era il suo promesso sposo, l'unico uomo che avesse amato. 

"Daniele", provò a chiamarlo una notte, ma lui singhiozzava così forte e la sua voce era troppo debole.
"Daniele", chiamò più forte e incredibilmente lui si voltò, si guardò attorno. 
"Sono qui", gridò ancora Anna. 
"In questa stanza, vicino a te".
Una felicità incredibile illuminò il volto di Daniele. 
"Anna, dove sei?". "Sono qui e vorrei tanto toccarti", disse Anna.
"Io non riesco a vivere senza di te", mormorò Daniele. 
"Dimmi che la tua voce non è solo un sogno, che non sto impazzendo, ti prego..."
"Nemmeno io riesco a stare lontana da te. Non ci separeremo mai".

L'indomani mattina Daniele si alzò con un forte mal di testa e la colpa era delle troppe notti insonni, della terribile sofferenza per aver perso la sua adorata Anna proprio il giorno delle nozze.

"Infarto", avevano diagnosticato i medici, ma lui non riusciva a credere che non l'avrebbe più rivista, che non avrebbe mai più potuto toccare la donna che amava.
Per questo motivo forse si rifiutava di recarsi al cimitero. Per lui Anna non stava in quella bara, era invece vicino a lui e non lo abbandonava un solo istante. 

La notte prima, nel breve dormi veglia, l'aveva sognata, aveva anche sentito la sua voce. Andava invece spesso a trovare i genitori della ragazza e il loro strazio gli stringeva il cuore.
Non aveva parole per confortarli, non esisteva niente che potesse attenuare la loro disperazione.
Quella notte soffiava un vento forte e Daniele richiuse la finestra della camera da letto. Continuava ad abitare nel suo piccolo appartamento da scapolo e non aveva più messo piede in quello che sarebbe dovuto diventare il loro nido d'amore, suo e di Anna. L'idea di rivedere quelle stanze gli procurava repulsione...

Quella notte però, stranamente, sentiva il bisogno forte di entrare in quella casa, di cercare qualcosa che non sapeva definire. Ubbidendo all'istinto, si vestì in fretta e uscì in strada, si mise al volante e raggiunse la fatidica via. Si avviò all'ingresso proprio mentre un fulmine attraversava il cielo nero, illuminandolo a giorno. Aprì il portone e salì le scale fino al terzo piano, girò la chiave nella serratura e accese la luce. Una rapida occhiata attorno e rimase senza respiro perchè tutto gli parlava di Anna: i mobili, i quadri, le luci, e poi c'era ancora il suo profumo nell'aria. Avrebbe dovuto vendere quella casa, ma solo il pensiero gli procurava angoscia.

Avanzò lungo il corridoio e si bloccò di scatto perchè aveva sentito dei rumori che provenivano dalla camera da letto. Forse, prima di lui, era entrato qualcuno, un malintenzionato...
"Chi c'è?", balbettò mentre gli rispondeva il silenzio della notte.
Forse si trattava solo di un'imposta sbattuta dal vento, ma il rumore si ripetè ancora e stavolta sembrava che qualcuno stesse aprendo un'anta dell'armadio.
"Chi c'è?", chiese ancora Daniele col cuore in gola.
"Sono io Daniele, non avere paura..."

Sbalordito e tremante, Daniele avanzò fino alla camera da letto e fu certo di sognare quando vide Anna davanti a lui. Indossava il magnifico abito di pizzo con cui avrebbe dovuto sposarsi e ora, con gesti lenti, si stava liberando dal velo e gli tendeva le braccia.
"Vieni...", gli sussurrò. "Sono giorni che ti aspetto...".

Come in trance, Daniele afferrò quelle mani gelide e meccanicamente cominciò a strofinarle. 
"Anna, non puoi essere tu. Tu sei...".
"Sono qui invece. Sono tua moglie, vedi... ho la fede al dito..."
L'anello brillava e il sorriso di Anna era così invitante. 
"Io non riesco a crederci. Ti ho vista scivolare a terra, rimanere immobile su quel tappeto rosso, ti ho seguita in ambulanza, siamo corsi all'ospedale. I medici si sono sforzati oltre le loro possibilità, ma alla fine ti hanno dichiarata..."
"Non sono morta, mi sono solo addormentata...".

Daniele si lasciò stringere da quelle braccia, baciò quel volto pallido e voleva credere che davvero si trattasse di un miracolo. 
"Ti Amo...Sono così felice!"
"Anche io lo sono tanto e ti prometto che non ci lasceremo mai".

Fu una notte magica e solo verso l'alba Daniele si addormentò abbracciato ad Anna. Quando si svegliò, il sole era alto nel cielo e lei era scomparsa. La cercò in tutte le stanze, la chiamò invano. Possibile che avesse sognato tutto? Il profumo di Anna era ancora nell'aria, ma quel particolare non significava proprio nulla. Lui e Anna erano andati tante volte in quella casa, nell'armadio c'erano i suoi vestiti, logico che aleggiasse anche il suo profumo. Ma ciò che era successo quella notte era così reale...

Forse era stato l'irresistibile desiderio di riavere Anna a creargli quella specie di allucinazione. 
Stordito e deluso lasciò l'appartamento. Doveva decidersi a metterlo in vendita.
Daniele era un avvocato e all'improvviso si ricordò dell'importante causa che doveva discutere quel mattino in tribunale. Era molto tardi, sicuramente l'avevano rinviata. Giunse allo studio quasi mezzogiorno e Laura, la sua segretaria, lo fissava come se vedesse un fantasma.
"Lo so che sono in ritardo, mi ero completamente dimenticato di quella causa", disse Daniele.
"Un'altra notte in bianco?", chiese Laura. Ma non ebbe risposta.
Come non comprendere l'angoscia del suo principale? La sua promessa sposa era morta d'infarto proprio mentre lo raggiungeva all'altare. Logico che lui non si desse pace.

Quella sera Daniele tornò a casa di pessimo umore. Non gli andava di stare in casa e nemmeno di cenare, desiderava solo raggiungere l'appartamento in cui avrebbe dovuto abitare con la sua Anna.
Come la sera prima, Daniele si trovò ad afferrare quelle mani gelide, a riscaldarle... Il mattino dopo si svegliò di nuovo in ritardo e non c'era traccia di Anna accanto a lui. 

"Sto impazzendo", realizzò, meditando di confidare quel segreto al suo amico Antonio. Era un bravo psicanalista Antonio e forse avrebbe trovato una spiegazione scientifica a quel fatto, forse l'avrebbe anche aiutato a recuperare il senso del reale, ma in fondo non era quello il suo desiderio. Quelle notti erano quanto gli rimaneva di Anna e che importava se era follia, illusione o sogno?
Di tutto questo Daniele aveva bisogno per sopravvivere...

Così ogni notte tornava in quella casa e si incontrava con Anna, la amava come si ama una creatura in carne e ossa. Si sentiva anormale, sdoppiato, ma non poteva fare a meno di varcare quella soglia, era come se Anna lo chiamasse...
"Non mi piace la tua faccia", gli disse un giorno Antonio, incontrandolo per caso e, suo malgrado, Daniele si trovò a raccontargli di quelle notti, della sensazione dolce e terribile di vivere fuori dalla realtà. 
"E' come se Anna fosse viva, capisci? Io la vedo, la tocco... Ogni volta mi dico che non è possibile, eppure è così".

Antonio lo fissò a lungo, poi gli mise una mano sulla spalla.
"Devi smettere di andare in quella casa. Sei tu che crei tutto con la forza della tua mente. Tuo vuoi che Anna sia lì e lei è semplicemente la proiezione del tuo più grande desiderio. Devi solo sottrarti a questa ossessione. E' tutto comprensibile sai? Hai visto Anna morire davanti ai tuoi occhi proprio mentre stavate per sposarvi. Chiunque sarebbe...".
"Vuoi dire che sono malato... impazzito? Vuoi dire questo?"
Daniele scosse la testa. Mai Antonio avrebbe capito che Anna non era una illusione, nessuno poteva capire questo. 
L'idea che lei fosse davvero viva cominciò a farsi strada nella sua mente e più ci pensava, più la sua ipotesi metteva radice. La ragione e il buon senso contrastavano tanta assurdità, ma l'istinto era più forte e gli suggeriva di non dare spazio ad altro. Era Anna la donna che lo aspettava ogni notte, che gli tendeva le braccia. 

E anche quella sera, Anna gli venne incontro, cominciò a sciogliere i capelli...

Questa volta però Daniele era ben deciso a non addormentarsi. Avrebbe lasciato che fosse Anna a scivolare nel sonno e poi sarebbe andato a controllare, avrebbe scoperto cosa si celava dietro al mistero. Ora finalmente Anna dormiva al suo fianco, il suo respiro era lieve, quasi impercettibile. 
Daniele si alzò e si rivestì, lasciò la casa e guidò verso il cimitero. Raggiunse la tomba e, con la torcia, illuminò la foto di Anna. Vi era ritratta con i capelli raccolti a treccia e il candido vestito da sposa.
"Ti Amo", le sussurrò. "E se puoi, perdonami per quello che sto per fare".
Aveva portato con se alcuni attrezzi e con la pala prese a scavare il terreno ancora umido per la pioggia caduta il giorno prima. 
Scavò fino a che non comparve la bara. Ora veniva la parte più difficile: forzare il coperchio. Mai avrebbe creduto di dovere profanare l'ultima dimora di colei che amava, ma era indispensabile verificare se Anna fosse in quella bara, o nella casa che avrebbe dovuto accoglierla da sposa. Daniele trafficò a lungo attorno alla bara, infine lo scalpello fece saltare la saldatura. Il coperchio era pesante e lui faticò parecchio per poterlo aprire. 

Lo sollevò piano e con le mani tremanti prese la torcia e spiò all'interno. Nessuno, non c'era nessuno nella bara! Anna non era mai stata sepolta lì, era a casa, che dormiva nel suo letto...
Non aveva sognato dunque, lei non era morta. Ma perchè glielo avevano fatto credere?
In preda all'euforia, abbandonò gli attrezzi e si precipitò all'uscita del cimitero, saltò in auto, ma invece di tornare da Anna, andò a suonare alla porta di Antonio. 

Doveva avere un alleato, un testimone... Dopo un'infinità di tempo, l'amico finalmente gli aprì la porta.
"Devi venire subito con me. Ho scoperto una cosa incredibile"
"Sono le cinque del mattino, Daniele. Che cosa avresti scoperto?"
"Che Anna è viva. La sua tomba è vuota!"
"Ma che stai farneticando? Devi essere completamente impazzito"
"Ti prego, vieni con me. Potrai vedere con i tuoi occhi...".
Antonio, pensieroso, salì in macchina e si lasciò condurre al cimitero.
"Seguimi, presto. Ho lasciato la bara aperta e tutti gli attrezzi sparsi in giro...".

Antonio pensò che mai aveva visto l'amico in quelle condizioni. Daniele era sempre stato un tipo razionale ed equilibrato. Il dolore per la scomparsa dell'adorata fidanzata gli stava corrodendo il cervello.
Albeggiava ormai e accanto alla lapide non c'erano bare aperte, solo una pala, uno scalpello, una torcia e un mazzo di rose bianche accanto alla fotografia di Anna.
"Ti assicuro che ho scavato poco fa... Chi può aver rimesso apposto la bara?".
Antonio lo guardò desolato.
"Hai bisogno di aiuto Daniele. Fidati di me".
"Invece sei tu che devi fidarti di me. Ora scaveremo ancora, vedrai con i tuoi occhi che Anna non è in quella bara".
"Devi lasciarla riposare in pace Daniele, accetta la realtà!".
"Sei tu che rifiuti di considerarla la realtà. Ti dico che Anna è a casa nostra e qui sotto non c'è nessuno".
"Riprendiamo gli attrezzi Daniele, ti riporto a casa...".
"Ma perchè ti ostini a comportarti come il mio peggior nemico? Perchè non vuoi credermi? Andiamo da me, vedrai tu stesso Anna".

Ritornarono all'appartamento, Daniele aprì la porta e condusse Antonio in camera da letto. Ma non c'era nessuno e un silenzio pauroso entrò nella stanza.
"Vedi? Ti sei immaginato tutto. Se me lo permetti, ti aiuterò a guarire".

La notizia che Daniele era impazzito dal dolore fece il giro della piccola città, tutti ne parlavano, tutti dimostravano pena per il giovane avvocato sconvolto per la perdita della sua promessa sposa. Niente e nessuno riusciva a convincerlo che lei fosse morta.

In clinica lo tenevano tranquillo con dosi massicce di psicofarmaci, ma una notte Daniele si svegliò stranamente lucido e vide una donna accanto al suo letto. Assomigliava in maniera impressionante ad Anna, ma aveva molti anni in più e vestiva con abiti d'altra epoca.
"Sono Anna...", si presentò con uno strano sguardo indecifrabile.
"Sono qui per dirti che finalmente hai pagato il tuo debito, che presto raggiungerai la tua adorata".
"Chi sei veramente?".
"Te lo ho detto. Mi chiamo Anna".
"Non sei la mia Anna. Le assomigli molto, ma sei...diversa".
"Ero giovane e innamorata proprio come lei quando, quel giorno, andavo all'altare. Un uomo avrebbe dovuto aspettarmi. Invece non si presentò, mi lasciò senza alcun motivo. Dovetti crescere da sola la bambina che aspettavo da lui, non farle mancare mai nulla. Tu assomigli a quell'uomo. Come lui, sei stato tentato di sparire, di non presentarti in chiesa il giorno delle nozze..."

Improvvisamente Daniele ricordò la notte della vigilia, gli inaspettati dubbi, le paure.
Come aveva potuto rimuoverli dalla mente? Il dispiacere per la perdita di Anna aveva cancellato tutto, anche i sensi di colpa di quel famigerato mattino, mentre l'attendeva davanti alla chiesa. 
"Credo che sia normale avere dei dubbi la vigilia delle nozze", si difese.
"Unirsi ad un'altra persona comporta mille doveri e responsabilità e di conseguenza sorgono ansie e timori. Ma poi, alla fine, prevale l'amore..."
"Tu non eri degno di mia nipote. Lei non aveva dubbi o paure. Ti amava davvero. Sono stata io a chiamarla, la volevo accanto a me... Soprattutto non sopportavo che fosse infelice vicino ad un uomo che nutriva incertezze sul proprio amore. Ora so che tu la ami davvero...Smetti, dunque, di tormentarti... Starete insieme per l'eternità!".

La donna sparì e al suo posto comparve Anna, la sua Anna. Indossava l'abito da sposa e gli tendeva le braccia, gli sorrideva. Anche Daniele sorrise e, senza più esitare, le andò incontro...

La notizia della morte del giovane avvocato destò profonda impressione in quanti lo conoscevano e, per chiunque, la sua scomparsa era da addebitarsi all'immenso dolore per la perdita della sua promessa. 

Nessuno ebbe mai la più pallida idea della verità.
Nessuno collegò mai quelle due morti a qualcos'altro.
Daniele venne tumulato accanto alla sua Anna, poco lontano era sepolta l'altra Anna, morta molti anni prima, ma straordinariamente simile alla sua giovane pronipote...
Da allora l'indecifrabilità del suo volto sembrò trasformarsi in un lieve sorriso...



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